Lavarsi le mani

LAVARSI LE MANI: PERCHE’ E’ IMPORTANTE?

Di:
Dott.ssa Maria Luisa Santoro, biologa, Direttore Tecnico Centro Artemisia Lab Alessandria –
Dott.ssa Lina Bordi, Specialista in Igiene e Medicina Preventiva

Un gesto semplice come lavarsi le mani ha cambiato il volto della medicina.

Un pò di storia

A capirlo fu un medico ungherese, che a metà Ottocento osservò le donne che morivano di sepsi. Solo 40 anni dopo, la comunità scientifica riconobbe i suoi meriti. Ignác Semmelweis (Budapest, 1818 – Vienna 1865).

Il medico ostetrico ungherese, la cui vicenda ha ispirato racconti, romanzi, tesi universitarie e anche un libro di Céline, durante il periodo in cui ha esercitato la professione nella clinica ginecologica di Vienna, si rese conto che  l’altissima mortalità per febbre puerperale che si registrava tra le partorienti era dovuta a una infezione trasmessa alle pazienti dalle mani dei medici  e degli studenti di medicina che passavano, senza lavarsi le mani, dalla sala dove praticavano le autopsie a quella delle visite alle gestanti e alle puerpere.

Fu sufficiente imporre agli studenti di lavarsi le mani in maniera scrupolosa e la disinfezione con un antisettico per far crollare di colpo l’indice di mortalità dovuto a febbre puerperale, nella corsia da lui diretta, dal 12,2% allo 0,5%, contro il 33% di mortalità registrato nel reparto viennese diretto dal professor Klein, che all’epoca era ormai tristemente nominato “La Clinica della morte”.

Per questa sua “intuizione”, Semmelweis fu soprannominato il “salvatore delle madri”.

Una innovazione osteggiata

La sua era un’osservazione “solo” empirica ma giusta: a quel tempo, infatti, medici e studenti non usavano i guanti e passavano dalla sala delle autopsie alla sala parto senza mai lavarsi le mani, infettando, così, le pazienti con materiale (germi) proveniente da cadaveri! Un’intuizione semplice, ma che i colleghi presero come un insulto e un grave affronto.

Gli stessi medici esterni e i più grandi professori dell’epoca, anziché incoraggiare il metodo di Semmelweis, lo attaccarono e lo osteggiarono in tutti i modi, obbligandolo a lasciare Vienna e costretto a passare il resto della sua vita escluso dalla comunità scientifica. La pratica di disinfettarsi le mani fu considerata superflua, scomoda e da abbandonare.

Perseguitato, il “medico dalle mani pulite” subì ogni sorta di angherie, dalla perdita del posto di lavoro sino all’internamento in manicomio dove subì anche indicibili umiliazioni e impietose percosse! Tutto questo avveniva circa 40 anni prima della scoperta della contaminazione batterica ad opera di Pasteur. Bisogna insegnare ai piccoli a lavarsi le mani, perché una corretta igiene riduce il rischio di eventuali infezioni e malattie.

Come lavarsi le mani?

Le mani, innanzitutto, non vanno solo sciacquate, ma bagnate con acqua calda e ricoperte di sapone. Bisogna pulire accuratamente ogni dito e gli spazi tra un dito e l’altro. L’operazione deve durare almeno un minuto. L’OMS promuove ogni anno, il 5 maggio (5 come le dita di una mano, come quinto mese dell’anno), la Giornata mondiale del lavaggio delle mani, per sensibilizzare la popolazione sull’importanza estrema di un gesto semplice ma importantissimo per evitare infezioni batteri e germi.

Quando è raccomandato lavarsi le mani? Occhio al Bancomat!

Dopo avere usato un bagno pubblico, diranno in molti. O aver toccato i corrimani di bus e metropolitana. Cosa può esserci di più “sporcante”? Secondo una indagine inglese la risposta è tastiera del bancomat (forse perché viene mai pulita?).

Ma poco dopo la ricerca, gli americani dell’Università dell’Arizona hanno spiazzato i cugini britannici puntando l’indice d’accusa su un insospettabile: il manico del carrello dei supermercati. Sono loro i veri e più insidiosi ricettacoli di germi e batteri.

Il gruppo diretto dal professor Charles Gerba ha “sparato” le cifre della sua ricerca nel marzo 2011. Da allora, dobbiamo tutti sapere che, appena rientrati dall’aver fatto la spesa, dobbiamo lavarci bene le mani con il sapone prima di riporre ogni cibo nel posto giusto, in frigo o in dispensa.

Si raccomanda, poi, di lavarsi le mani accuratamente tutte le volte che si incontra una persona influenzata ma anche più in generale ogni volta che si entra in contatto con altre persone, per esempio se si utilizzano i mezzi pubblici o si frequentano ambienti affollati.

Importante farlo anche a casa

Le mani vanno però lavate anche a casa (non solo dopo essere stati in bagno, prima di mangiare). Come? «Strofinando palmi e dorsi con abbondante sapone per 40-60 secondi si eliminano il 99% dei batteri» spiega Antonella Castagna, infettivologa, responsabile della Divisione Malattie infettive all’ospedale San Raffaele di Milano.

Utilizzare sapone ed acqua corrente, preferibilmente calda, avendo l’accortezza di togliere anelli e braccialetti, che comportano un aumento del numero di microrganismi presenti sulle mani. Qualora il lavandino sia dotato dei vecchi rubinetti o dei più moderni ma antigienici miscelatori, questi andrebbero chiusi con le mani protette dalla carta usa e getta.

Il comune sapone è sufficiente per rimuovere i germi dalle mani, ma in assenza di acqua si può ricorrere ai cosiddetti “hand sanitizers”, moderni e speciali saponi a base alcolica per lavare le mani a secco.

Esistono, nella grande distribuzione, detergenti dotati di azione battericida, ma più del prodotto scelto è fondamentale rispettare la corretta tecnica di lavaggio. Ma gli agenti antibatterici potrebbero aumentare la resistenza batterica: meglio, ove possibile, usare il sapone.

 

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