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Responsabile Dott.ssa Rossella Occhiato

Una Grande Qualità di Immagine con una Piccola Dose

 

Contraccezione – Nuovo dispositivo Jaydess a rilascio ormonale intrauterino (IUS) – I nuovi sistemi sostitutivi della spirale classica (IUD)

Nuovo sistema contraccettivo a rilascio intrauterino Levonorgestrel

Il più piccolo sistema intrauterino, con il più piccolo tubo di inserimento.
Studiato sia nelle donne nullipare che pluripare.

Durata
Elevata efficacia contraccettiva fino a 3 anni.

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Il più piccolo sistema intrauterino, con il più piccolo tubo di inserimento.
Studiato sia nelle donne nullipare che pluripare.

 

Che cos’è Jaydess e a che cosa serve
Jaydess è un sistema a rilascio intrauterino (IUS) a forma di T, che dopo l’inserimento rilascia l’ormone levonorgestrel all’interno dell’utero. All’occhiello all’estremità inferiore del braccio verticale sono fissati due fili per la rimozione.

Dosaggio rilasciato
Il levonorgestrel è rilasciato a livello locale nella cavità uterina con un basso dosaggio medio di 6 microgrammi al giorno nei tre anni.

Quanto è efficace Jaydess
Jaydess ha efficacia con~racettiva dello 99,7% a tre anni. Poiché l’uso di Jaydess non richiede una compliance di assunzione giornaliera, settimanale o mensile da parte dell’utilizzatrice, la sua efficacia contraccettiva è indipendente dall’aderenza al metodo.

Come agisce Jaydess
Jaydess esplica un’azione principalmente locale nella cavità uterina. Per questo si può utilizzare un dosaggio giornaliero basso, in quanto l’ormone viene rilasciato direttamente nell’utero.
Il concepimento viene impedito innanzitutto grazie a:

  • Ispessimento del muco cervicale che impedisce il passaggio degli spermatozoi nel canale cervicale.
  • Inibizione della mobilita e funzionalità degli spermatozoi all’interno dell’utero e delle tube.

Nella quasi totalità delle donne l’ovulazione rimane inalterata.

Ritorno alla fertilità con Jaydess
L’utilizzo di Jaydess non influenza la fertilità futura. Dopo la rimozione di Jaydess, la donna ritorna alla sua normale condizione di fertilità.

Cosa succede al ciclo mestruale con Jaydess
Con Jaydess le donne possono avere flussi mestruali più brevi e leggeri. Nei primi mesi di utilizzo sono comuni perdite di sangue irregolari e spotting, che tendono a diminuire nell’arco dei primi 3-6 mesi. L’assenza di mestruazioni si verifica nel 11,6% delle donne. Il ciclo ritorna alla normalità, quando il sistema viene rimosso. Jaydess può, inoltre, alleviare il dolore durante il ciclo mestruale.

Dimensioni Reali

Quando deve essere inserita Jaydess
Jaydess viene inserita da un medico/operatore sanitario che ha esperienza nell’inserimento. Jaydess deve essere inserita entro 7 giorni dall’inizio della mestruazione. Il sistema può essere inserito anche immediatamente dopo un aborto nel 1° trimestre. Dopo un parto Jaydess può essere inserita dopo un intervallo di 6-12 settimane, a seconda della valutazione clinica da parte del medico. Jaydess può essere sostituita con un nuovo sistema in qualsiasi momento del ciclo.

Quando e come viene rimossa Jaydess
Jaydess viene rimossa dal medico tirando leggermente i fili con una pinza. Dopo tre anni, se si desidera continuarne l’uso, può essere sostituita immediatamente con una nuova. Se la donna non desidera una gravidanza, il sistema deve essere rimosso entro 7 giorni dall’inizio delle mestruazioni, purché il ciclo sia ancora regolare. Se Jaydess viene rimossa in un altro momento del ciclo e la donna ha avuto rapporti sessuali entro una settimana, sussiste il rischio di gravidanza, a meno che un nuovo sistema non venga inserito immediatamente dopo la rimozione del precedente.

Visite di controllo
Jaydess va controllata 4-12 settimane dopo l’inserimento e successivamente, ad intervalli regolari, almeno una volta l’anno.

Verificare il corretto posizionamento di Jaydess
La possibilità che Jaydess sia espulsa spontaneamente è bassa e può essere sospettata in caso di ritorno dei flussi mestruali per quantità e durata. Nel dubbio, la donna può verificare la presenza dei fili di repere del sistema intrauterino. La presenza di Jaydess può essere, infatti, verificata dalla donna, grazie ai due fili sottilissimi collegati alla base del dispositivo.

Gravidanza
Jaydess non deve essere usata se si è accertata o si sospetta una gravidanza in atto. E’ molto raro che in una donna s’instauri una gravidanza se Jaydess è posizionata correttamente. Alcune donne possono non avere il ciclo durante l’uso di Jaydess. La mancanza del ciclo mestruale non è necessariamente un segno di gravidanza. Nel raro caso in cui la donna rimanesse incinta con Jaydess inserita, si raccomanda la rimozione tempestiva del sistema.

Si può usare in allattamento
Jaydess può essere usata durante l’allattamento.

Effetti indesiderati
Gli effetti indesiderati, come dolori addominali, acne, tensione mammaria e cefalea sono più comuni nei primi mesi dall’inserimento e tendono a diminuire nel tempo.

TAO Terapia Anticoagulante Orale

Centro Terapia Anticoagulante Orale (TAO)

Servizio per l’individuazione del dosaggio più opportuno dei farmaci anticoagulanti orali e la consulenza di uno specialista qualora sia necessario affrontare situazioni di particolare complessità dei pazienti in terapia anticoagulante orale per la cura e la prevenzione delle malattie trombo-emboliche.

 

Polisonnografia

 

Le apnee notturne non sono da sottovalutare se non vengono curate tempestivamente,
possono portare a:

• ipertensione/infarto/ictus
• insufficienza cardiaca
• aritmie
• obesità e diabete
• incidenti sul lavoro o alla guida per via della sonnolenza improvvisa

Per fare una diagnosi precisa e tempestiva, bisogna effettuare lo specifico esame chiamato POLISONNOGRAFIA che individua apnee notturne, battito cardiaco e ossigeno presente nel sangue, viene registrato anche il movimento dell’aria nel naso mentre si respira, il russamento, ed i movimenti toraco-addominali, che indicano se il paziente sta facendo uno sforzo per respirare.

I risultati dell’esame vengono usati per programmare una terapia.

L’apparecchiatura, per creare meno problemi al paziente, viene solitamente montata il tardo pomeriggio con smontaggio la mattina del giorno successivo.

Tumore della mammella: le risposte alle 10 domande più frequenti

Tumore della mammella: le risposte alle 10 domande più frequenti

10 domande al Prof. Giuseppe Petrella – Ordinario di Chirurgia Generale, Università degli Studi di Roma Tor Vergata.

1 – Cos’è la mammella e cos’è il tumore al seno?

La mammella, organo principale della femminilità e simbolo della sensualità e seduzione è una ghiandola esocrina, la cui funzione è quella di produrre il latte nel periodo post-partum.

La mammella è costituita dalla ghiandola mammaria, composta da 18-22 lobi, e dal tessuto adiposo sepimentato da lamine connettivali.

Ogni lobo, a sua volta è composto da numerosi lobuli e fa capo a un proprio dotto escretore o galattoforo. Il tumore maligno della mammella, cosiddetto “carcinoma mammario”, è una neoplasia che deriva dalla componente ghiandolare.

Il tipo più comune origina dalle cellule che rivestono i dotti ed è chiamato “duttale”; il secondo, in ordine di frequenza, deriva dai lobuli e si definisce “lobulare”.

Entrambi possono essere distinti in forme non invasive (“in situ”) non ancora capace di sviluppare metastasi o invasive (“infiltranti”), che sono dotate di potenziale metastatico per via linfatica e/o ematica verso altre sedi anatomiche: es. linfonodi, organi a distanza (ossa, fegato, polmoni).

Non fatevi prendere dal panico, se scoprite un nodulo. Oltre 3⁄4 dei noduli palpabili sono di natura benigna. Gran parte dei “noduli” individuati dalla donna durante l’autopalpazione sono per lo più semplici mastopatie oppure cisti ripiene di liquido. Il tumore benigno più frequente è il fibroadenoma (cellule del tessuto connettivo), quello meno frequente è il lipoma (cellule del tessuto adiposo).

2 – Quali sono i segni per sospettare un tumore alla mammella? Oltre al nodulo mammario esistono altri segni per sospettare un tumore al seno? Il dolore al seno è sintomo di tumore?

Nella larga maggioranza dei casi il tumore al seno si presenta alla donna e al medico come un nodulo duro alla palpazione. Il tumore è palpabile solo a partire da un diametro di circa 1 cm.

Sempre più spesso è il radiologo, con una mammografia o l’ecografia eseguita, colui che riscontra il tumore non palpabile. Ogni nodulo che compare dopo i 30 anni deve essere considerato dubbio.

In altri casi, fortunatamente rari, il tumore della mammella si presenta con segni tipo retrazione della pelle, arrossamenti localizzati o diffusi, retrazione o cambiamento del capezzolo, secrezione ematica abbondante dal capezzolo e aumento delle dimensioni di un linfonodo all’ascella.

Il tumore al seno nella maggior parte dei casi non provoca dolore.

3 – Quanto è diffuso il tumore al seno?

Nei paesi dell’Unione Europea il tumore al seno, insieme alle malattie cardiovascolari, rimane la causa di morte più frequente nelle donne tra i 35 e 55 anni di età.

Si stima che una donna su otto lo svilupperà nel corso della sua vita. È il tumore più frequente nel sesso femminile rappresentando il 29% di tutti i tumori che colpiscono le donne e la prima causa di mortalità femminile.

In Italia ogni anno si ammalano 50.000 donne e ne muoiono circa 11.000. L’incidenza è in aumento, la mortalità tuttavia è in calo. Dopo i 40 anni aumenta il rischio di contrarre la neoplasia mammaria.

Per questo è importante ricorrere ai metodi di diagnosi precoce già a partire dal 40esimo anno di età.

4 – Esistono dei fattori di rischio?

In circa il 70% dei casi, il tumore al seno si manifesta anche in donne che non hanno particolari predisposizioni. Sono stati tuttavia determinati alcuni fattori che aumentano il rischio individuale di ammalarsi di tumore al seno. Alcuni di questi fattori di rischio sono:

  • Età: il rischio di ammalarsi aumenta con l’avanzare degli anni. Il tumore al seno colpisce il 70% delle donne al di sopra dei 50 anni;
  • Familiarità̀ o alterazione genetica in famiglia: vi è un aumento del rischio quando in famiglia vi siano stati casi di tumore al seno in parenti prossimi (madre, sorella, nonna, zia) sia da parte materna sia paterna. In presenza di una familiarità di casi di tumore dell’ovaio e del seno si può sospettare la presenza di una predisposizione genetica.
  • Primo ciclo mestruale precoce;
  • Menopausa tardiva;
  • Nulliparità̀ o prima gravidanza dopo i 30 anni;
  • Allattamento al seno scarso o assente;
  • Precedente carcinoma della mammella: aumenta le probabilità di recidive allo stesso o all’altro seno;
  • Obesità;
  • Consumo eccessivo di alcoolici;
  • Familiarità̀ o alterazione genetica in famiglia.

5 – Come si fa la diagnosi precoce del tumore al seno?

L’autopalpazione è una tecnica che consente alla donna d’individuare eventuali modificazioni del proprio seno.

Essa non sostituisce, però, la visita senologica, la mammografia o l’ecografia e andrebbe effettuata periodicamente, possibilmente una volta al mese.

La visita senologica è l’esame del seno eseguito da un medico specialista, esperto, che può riscontrare un nodulo sospetto.

Andrebbe effettuata una volta l’anno a partire dai 25/30 anni di età.

La mammografia è il metodo attualmente più efficace per la diagnosi precoce. Si tratta di un esame eseguito con un’apparecchiatura radiologica – il mammografo – che, utilizzando raggi X, consente di individuare eventuali alterazioni del tessuto mammario e/o noduli di ridotte dimensioni, spesso non palpabili.

I timori di un’esposizione eccessiva alla radiazione sono ingiustificati, poiché con i moderni mammografi in dotazione ai centri senologici i dosaggi sono molto ridotti. Noi consigliamo la mammografia, a scopo di diagnosi precoce, a partire dai 40 anni di età.

Nelle donne giovani e con seno denso invece è consigliata, oltre alla mammografia, anche un’ecografia che utilizza gli ultrasuoni.

Si ricorre alla Risonanza Magnetica come ausilio alla mammografia e all’ecografia, qualora queste risultino “non conclusivi”, quando esista un dubbio di multicentricità, oppure nelle donne con un rischio familiare alto o portatrici di protesi o sottoposte in precedenza a chirurgia mammaria.

Qualora con gli esami strumentali sopraelencati si evidenzino neoformazioni sospette è necessario procedere a una biopsia (agoaspirato, tru-cut, mammotome). La successiva analisi microscopica delle cellule prelevate stabilisce quindi la loro natura benigna o maligna.

È di fondamentale importanza che la mammografia e l’ecografia vengano eseguite da personale competente. Questo consente, oltre a scoprire anche le più piccole modificazioni dei tessuti in fase precoce, di risparmiare alle donne la prescrizione da parte del medico di ulteriori indagini inutili e invasive.

La diagnosi precoce comporta una elevatissima probabilità di guarigione, che arriva al 92% dei casi, aumentando notevolmente le probabilità di successo delle terapie di minima aggressività. Questo perché in fase iniziale il tumore è solitamente circoscritto.

6 – Quali sono le possibilità di trattamento?

Si utilizzano terapie locali e/o sistemiche; in molti casi il trattamento prevede la combinazione di più terapie. La chirurgia e la radioterapia sono terapie locali che possono combattere la malattia solo nelle aree specifiche in cui sono applicate.

La chemioterapia, la terapia ormonale e la terapia biologica sono invece terapie sistemiche che distruggono il tumore in tutto l’organismo.

La chirurgia è una delle strategie d’elezione nella terapia del tumore al seno, cui si ricorre indipendentemente dallo stadio per rimuovere il tessuto malato. La scelta tra intervento conservativo seguito da radioterapia e intervento demolitivo (mastectomia totale) dipende da molti fattori quali estensione, caratteristiche e sede del tumore, volume della mammella, preferenze della paziente e sue condizioni nei confronti di una radioterapia.

La chirurgia conservativa, ovvero la quadrantectomia o tumorectomia allargata, comporta l’asportazione del tumore con un po’ di tessuto sano circostante; salva così l’integrità del seno; deve sempre essere associata a radioterapia.

Nelle forme infiltranti è prevista anche la dissezione dei linfonodi ascellari che vengono analizzati per veri care l’eventuale presenza di cellule neoplastiche migrate dal seno attraverso le vie linfatiche. Nella maggioranza dei casi, l’asportazione si limita al solo linfonodo sentinella che viene prelevato in modo mirato grazie a un tracciante debolmente radioattivo iniettato il giorno precedente dal medico nucleare.

Se il linfonodo sentinella all’esame istologico risulta indenne, non è necessario rimuovere gli altri linfonodi. Se invece il linfonodo è interessato dalla malattia, si procederà alla dissezione standard che prevede l’asportazione di tutti i linfonodi ascellari.

In presenza di focolai multipli, lesioni precancerose piuttosto estese o in caso di un carcinoma infiammatorio si ricorre alla mastectomia cioè all’asportazione totale della mammella con o senza conservazione del complesso areola capezzolo (mastectomie conservative).

In molte pazienti la terapia sistemica viene proposta dopo la chirurgia a scopo precauzionale per ridurre il rischio di ricaduta. In questo caso si parla di chemioterapia adiuvante. Questa terapia dipende da vari fattori, quali il grado di malignità, la dimensione del tumore, l’interessamento o meno dei linfonodi ascellari, presenza di metastasi a distanza.

Alcune pazienti invece sono trattate con terapia sistemica prima dell’intervento chirurgico. In questo caso si parla di chemioterapia neoadiuvante. La chemioterapia neoadiuvante viene attualmente adottata in un numero crescente di casi.

Questa modalità di trattamento ha l’obiettivo di ridurre le dimensioni del tumore, al fine di aumentare le possibilità di conservazione del seno. La chemioterapia neoadiuvante consente anche di verificare la chemiosensibilità del soggetto trattato e, secondo studi recenti, risulta particolarmente indicata per donne giovani con tumori aggressivi.

Per il trattamento delle pazienti, il cui tumore è positivo per i recettori degli estrogeni, si ricorre all’ormonoterapia utilizzando farmaci che bloccano tali recettori. Altre possibilità per impedire la crescita del tumore ormonosensibile sono la cessazione della funzione ovarica e il blocco della produzione di estrogeni (inibitori dell’aromatasi).

Ultimamente si parla sempre più spesso dell’immunoterapia. Un 30% dei tumori della mammella esprime una molecola proteica denominata HER-2. Se esso è presente in grandi quantità aumenta il rischio di recidiva. In caso di positività all’HER-2 alle pazienti viene somministrato il farmaco biologico chiamato Trastuzumab, che blocca i recettori e impedisce al tumore di crescere.

7 – Nel caso di un intervento demolitivo è consigliabile la ricostruzione mammaria?

Dopo un intervento di mastectomia, molte pazienti optano per una ricostruzione che può essere eseguita contemporaneamente all’intervento, ricostruzione immediata, oppure differita in una fase successiva. Esistono varie tecniche ricostruttive ciascuna con rischi e vantaggi.

8 – Quali sono i controlli ai quali si deve sottoporre un paziente sottoposto ad intervento chirurgico per l’asportazione di un carcinoma mammario?

Il follow-up dei pazienti affetti da carcinoma mammario è a discrezione del medico curante in funzione del tipo di tumore, dello stadio della malattia, del quadro sintomatologico e clinico generale. Potrebbe prevedere:

  • Visita clinica;
  • Scintigrafia ossea;
  • Radiografia del torace;
  • Ecografia epatica;
  • Tac-total body;
  • Risonanza Magnetica;
  • Tomografia ad emissione di positroni (PET-TC);
  • Controllo dei marcatori tumorali.

9 – È possibile prevenire il tumore al seno?

Molte donne sanno che un tumore al seno può manifestarsi anche se non si è in presenza di specifici fattori di rischio, per cause che ancora non si conoscono completamente. Ciò nonostante ancora molto si può fare per vincere la malattia e limitarne le conseguenze, attraverso la diagnosi precoce, prestando attenzione agli eventuali cambiamenti della mammella, sottoponendosi a periodici controlli clinicostrumentali. L’attività fisica regolare, l’alimentazione mediterranea povera di grassi e ricca di verdure, le gravidanze in giovane età, l’allattamento dei figli e uno stile di vita sano possono ridurre il rischio di ammalarsi di tumore al seno.

10 – Breast Unit: cos’è e perché è importante rivolgersi all’Unità di Senologia, piuttosto che altrove?

Il tumore al seno va trattato in un centro senologico che ha come obiettivo quello di offrire alle pazienti servizi specialistici multidisciplinari di alta qualità, dalla genetica, alla prevenzione, alla diagnosi e al trattamento del tumore primario, a quello della malattia avanzata, alle cure palliative e al follow-up.

Elemento essenziale nella presa in carico della paziente è la presenza di tutte le figure professionali necessarie a offrirle la cura migliore, e un’attenzione ai suoi bisogni psicologici e sociali ed un approccio multidisciplinare, attraverso il quale, ogni esperto, in base alle proprie competenze, contribuisce ad accompagnarla in questo di difficile percorso. Solo in questo modo è possibile ridurre al massimo la mortalità del tumore al seno.

La Breast Unit è una garanzia di qualità e interdisciplinarietà le quali fanno sì che la paziente affetta da tumore al seno ne tragga il massimo beneficio.

Mammografia ad ultrasuoni

 

Di recente alcune strutture sanitarie private hanno pubblicizzato l’istallazione di una apparecchiatura che impropriamente viene definita “mammografia ad ultrasuoni“  esame supportato solamente da pochissimi studi scientifici di oltre 10 anni fa.

La definizione “mammografia ad ultrasuoni” crea confusione perché da un punto di vista tecnico la mammografia utilizza raggi X e l’ecografia ultrasuoni e le due indagini insieme non possono coesistere.

Lo strumento che viene utilizzato è un ecografo che riproduce immagini a ultrasuoni 3 D della mammella con il tentativo di avvicinarsi ad una immagine simile a quella mammografica ma non in grado di sostituire la mammografia così come riportato anche in letteratura.

Pertanto tale indagine  può  essere utilizzata soltanto come indagine complementare ecografica.

La prevenzione di qualità, affidata ad operatori sanitari altamente professionali e dedicati alla metodica, è l’unica arma che abbiamo per individuare tumori al seno di piccole dimensioni.

Nell’ambito della diagnostica per immagini a oggi non è stata messa a punto nessuna indagine in grado di sostituire la Mammografia.

La mammografia sia in 2D che in 3D rimane al primo posto tra gli esami di primo livello da effettuare in fase di screening.

… leggi anche quanto riportato dalla Fondazione Veronesi

… leggi anche quanto riportato dall’AIRC – Associazione Italiana Ricerca sul Cancro