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Responsabile Dott.ssa Rossella Occhiato

Una Grande Qualità di Immagine con una Piccola Dose

 

Fibromialgia, la malattia ‘nascosta’ e le nuove frontiere per curarla

 

Fibromialgia, nei centri Artemisia Lab un team di esperti coadiuvato dalla Dr.ssa Carla Lendaro e l’Ebs, un nuovo macchinario che sfrutta le proprietà dei campi elettromagnetici pulsanti a bassa intensità.

La fibromialgia è una patologia della quale solo da qualche anno si sta iniziandi a parlare seriamente. Per anni, infatti, i sintomi di questa malattia, a volte altamente invalidante, sono stati derubricati a segnali di altre singole patologie, spesso neanche classificati oltre al generico “malessere”.

Stanchezza, noia, difficoltà di concentrazione, ma anche ansia, attacchi di panico, disturbi del sonno, irritabilità, e ancora depressione, inappetenza sono solo alcuni dei sintomi che potrebbero essere il segnale di allarme di una fibromialgia.

Il punto è che risulta ovviamente evidente che ognuno di questi possa essere riferito ad una singola specifica malattia, ma è il loro manifestarsi nel tempo in concatenazione, che dà il senso di quanto invalidante possa diventare la fibromialgia.

E’ in atto una lotta istituzionale per il riconoscimento formale della malattia da parte del servizio sanitario nazionale; studi clinici spingono in tal senso, e molte strutture sanitarie si stanno attrezzando con specifici protocolli e servizi destinati ai pazienti.

Una di queste è l’Artemisia lab, una rete di centri diagnostici che il 12 maggio 2018 ha organizzato a Roma un incontro per presentare le ultime frontiere dell’analisi e della cura di questa patologia ascrivibile al servizio di neuropsicoimmunologia.

Una equipe di medici (abbiamo detto che la sintomatologia è interdisciplinare…) è stata organizzata in team per dare risposte efficaci a chi vede la propria vita quotidiana rallentare, fino a fermarsi.

Si parte dal presupposto, come definito dall’Organizzazione mondiale della sanità, che “la salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non semplicemente l’assenza di malattia e di infermità”.

Un percorso che passa per la scelta degli alimenti giusti da mangiare e quelli da evitare, dello stile di vita. Ma sarebbe troppo banale ridurre tutto a poche regole di base che comunque aiutano. L’astenia, la depressione, il dolore costante vanno trattati a tutti i livelli da quello psicologico a quello strumentale.

E in questo caso torna molto utile la Ebs, una macchina che sfrutta le proprietà dei campi elettromagnetici pulsanti a bassa intensità (Cemp), per ripristinare il giusto dialogo tra sistema nervoso, organi e apparati, contribuendo così allo svolgimento ottimale delle funzioni di automonitoraggio e autoriparazione di tutto il nostro corpo.

L’applicazione – indolore – si divide in auricolare e somatica. La prima tramite l’antenna mobile a puntale agisce su specifiche zone auricolari, la seconda posizionando uno o più applicatori agisce direttamente sulla zona corporea alterata.

La fibromialgia è dunque una malattia “fantasma”, ben distinguibile da chi la subisce ma invisibile dal servizio sanitario nazionale, e – va detto – anche a molti medici che non riescono a definire un quadro unico e interdisciplinare rispetto alle sintomatologie presentate dal paziente. Ma qualcosa, per fortuna, sta cambiando, e l’incontro con i medici dell’Artemisia a Roma lo sta a testimoniare.

Visita Psiconeuroimmunologica

LA PSICO NEURO IMMUNOLOGIA

Dott.ssa Carla Lendaro -PSICONEUROIMMUNOLOGIA Artemisia Lab - Neuropsicoimmunologia, EBS, BIA ACC, Cembs EBS, PPG Stress Flow, TOM EX, infiammazione cronica, bioimpedenziometria, alterazione metabolismo basale   Dott.ssa Carla Lendaro

La PSICONEUROIMMUNOLOGIA è una nuova scienza medica che studia le relazioni tra il sistema nervoso, il sistema immunitario e gli stati mentali. La PSICONEUROIMMUNOLOGIA si propone come superamento della frammentazione del sapere scientifico in ambito medico-biologico e psicologico guardando all’individuo nella sua interezza e in relazione con l’ambiente di cui è parte. Questo approccio teorico sta trasformando radicalmente il modo di interpretare l’essere umano e propone una visione interattiva anche nei suoi principali sistemi di comunicazione interna, cioè quella che chiamiamo “ RETE NEUROPSICOSOMATICA”.

Tutti i nostri sistemi organici dialogano tra loro. Errori nel dialogo causano diminuzione della performance  e  diminuzione del benessere psicofisico.               

  • La rete psicosomatica si automonitora e autoripara, ricevendo e inviando informazioni. Questo sistema è il nostro «network endogeno» energetico e informazionale.
  • Eventi stressanti fisici, psichici o ambientali molto acuti o prolungati, disturbano il transito dei segnali.
  • Il network alterato diventa stabilmente il nostro stato «normale».
  • Il dispositivo EBS (Emettitore Bilaterale emiSimmetrico), sfrutta le proprietà dei campi elettromagnetici pulsati a bassa intensità (PEMF): tramite piccolissime quantità di minima energia, permette ai segnali in transito di continuare il tragitto interrotto.
  • Il sano network si ripristina.

 

Il trattamento con EBS:

  • AIUTA AD ACCELERARE E MIGLIORARE I PROCESSI DI GUARIGIONE
  • POTENZIA E VELOCIZZA LA RISPOSTA AD ALTRE TERAPIE EVENTUALMENTE PRESCRITTE
  • AUMENTA LA PERFORMANCE E IL BENESSERE PSICOFISICO

 

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha detto:
“La salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non semplicemente l’assenza di malattia e di infermità”
“Grazie ad un buon livello di salute l’individuo e il gruppo devono essere in grado di identificare e sviluppare le proprie aspirazioni,soddisfare  i propri bisogni, modificare l’ambiente e adattarvisi”

 

La PSICO NEURO IMMUNOLOGIA si caratterizza come un nuovo modello teorico che studia le relazioni tra il sistema nervoso, il sistema immunitario e gli stati mentali. La PNI si propone come superamento della frammentazione del sapere scientifico in ambito medico-biologico e psicologico guardando all’individuo nella sua interezza e in relazione con l’ambiente di cui è parte. Si occupa quindi dell’influenza delle emozioni, degli eventi di vita e dei fattori psicologici sui processi normali e patologici dell’organismo. Questo approccio teorico sta trasformando radicalmente il modo di interpretare l’essere umano e propone una visione interattiva anche nei suoi principali sistemi di comunicazione interna.

L’uomo è in interazione costante e continua con l’ambiente che lo circonda. La mente attraverso l’azione cognitiva, la coscienza e le emozioni svolge un ruolo determinante in ogni processo nervoso e immunitario. I sistemi e gli apparati dell’organismo umano interagiscono tra loro influenzandosi reciprocamente e usano molecole che al tempo stesso possono fungere da neurotrasmettitori, ormoni e citochine.

La scoperta della neuroimmunomodulazione, ovvero dei meccanismi attraverso cui il cervello e il sistema immunitario si modulano a vicenda, ha creato nuovi ponti tra discipline diverse, quali immunologia, endocrinologia, infettivologia, psicologia clinica, psichiatria, neurologia e non solo: ha apportato un enorme contributo alla valutazione di tutte le malattie.

La malattia ( p.e. infezioni, intolleranze, allergie, contusioni, fratture ) può ora essere vista come il risultato di un evento ambientale ( “stressor” ) esterno al nostro organismo ( virus, batteri, allergeni, traumi fisici ) che induce una alterazione alla nostra omeostasi. L’organismo cercherà di ripristinare l’equilibrio omeostatico e avrà tanto più successo quanto più i suoi sistemi di funzionamento (nervoso, endocrino, immunologico, motorio, viscerale) saranno integri funzionalmente e comunicheranno correttamente tra loro tramite neurotrasmettitori, ormoni e citochine.

Purtroppo è stato dimostrato che in tale meccanismo di risposta all’ambiente è insito passare progressivamente da un’attivazione fisiologica normale e adattativa dei nostri sistemi a un’attivazione
disfunzionale, che rende l’organismo più suscettibile alla malattia o favorisce l’instaurarsi di postumi cronici o porta a nuovi processi patologici.

La sindrome generale di adattamento (SGA) è la modifica adattativa disfunzionale, totalmente inconsapevole, stabile ed autoriproducentesi del nostro intero organismo alle interazioni ambientali.

La genesi e la cronicizzazione dello stato di adattamento disfunzionale dell’organismo sono in parte geneticamente determinate e in parte acquisite o modificate tramite l’apprendimento. Tale
apprendimento nel suo aspetto sia percettivo che motorio si attua attraverso i meccanismi dell’apprendimento stimolo-risposta (p.e. condizionamento classico e condizionamento operante) e
dell’apprendimento associativo, grazie all’attivazioni di aree cerebrali specifiche sensoriali, motorie e associative e alla presenza di una permanente plasticità neuronale, che è stato dimostrato essere presente in ogni epoca della vita.

La valutazione cognitiva dell’evento ambientale ha un ruolo determinante per instaurare l’adattamento disfunzionale dell’organismo. Il nostro organismo, nella totalità delle sue espressioni,
reagisce ad ogni stimolo ambientale, se riconosciuto significativo dalla nostra valutazione cognitiva corticale, tramite un’emozione, costituita sia dalla reazione emozionale, inizialmente inconsapevole, sia dalla sensazione emozionale, conscia. Le caratteristiche individuali di “reazione emozionale” coinvolgono dapprima aspetti inconsapevoli di reazione comportamentale (movimenti muscolari adeguati alla situazione), vegetativa (prevalenza di attività del sistema nervoso autonomo simpatico per mobilizzare e utilizzare maggiore energia), ormonale (di supporto alle risposte vegetative grazie all’azione di catecolamine e ormoni steroidei) e immunologica (attivazione e modulazione delle citochine pro e anti infiammatorie e delle cellule immunitarie) che portano di ritorno informazioni sensoriali (da muscoli e visceri) rese poi consapevoli e manifestantesi come “sensazione emozionale”, psichica. Quest’ultima svolge ulteriore opera di rinforzo e finalizzazione della strategia adattativa di sopravvivenza elaborata in risposta all’informazione emotiva ambientale.

Le modalità qualitative e quantitative di espressione sono diverse a seconda degli individui ma sempre simili nell’ambito della stessa persona, indipendentemente dal tipo di evento stressante subito. La valutazione cognitiva è maggiore di fronte a stimoli di bassa intensità stressante e di tipo psico-sociale. Tale reazione tende ad essere altamente specifica e individualizzata, cioè noi apprendiamo e quindi personalizziamo maggiormente gli schemi di reazione organica e comportamentale a situazioni comuni. Invece, di fronte a stimoli ad alta potenzialità stressante la mediazione cognitiva tende ad essere minore e la risposta più aspecifica. Entrambi i tipi di risposta comunque coesistono nello stesso individuo, se pure con differente espressività a seconda di qualità e durata dello stimolo e della sua valenza emozionale per la persona interessata.

Il mantenimento dell’attivazione del programma di stress, comportando una durata anormale dell’attivazione dei sistemi biologici, genera un’autoalimentazione delle reazioni e dell’attivazione
neurovegetativa ed endocrina, con ripercussioni anche sul sistema immunitario. L’organismo entra così nell’area di rischio disfunzionale neuropsicofisico.

Alterazioni sia somato-biologiche che psico-comportamentali possono avere origine da stessi eventi valutati come emozionalmente significativi.

In ogni tipo di affezione patologica esiste uno stretto nesso con uno stato di adattamento disfunzionale dell’organismo.

Intervenire con trattamenti terapeutici volti a migliorare o conservare al meglio l’adattamento funzionale all’ambiente del nostro organismo, è sia azione terapeutica che preventiva.

L’ONU definisce lo stato di salute come “uno stato di completo benessere fisico, mentale e relazionale e non semplicemente l’assenza di condizioni patologiche o infermità”.

L’applicazione della PNI in ambito medico-sociale è quindi curare e prevenire, proponendo interventi terapeutici ( nutrizione clinica, terapia di riequilibrio neuropsicofisico con EBS, integratori ad azione sulle cellule del sistema immunitario, ecc.) che integrino e completino le attuali terapie.

BIA ACC (Bioimpedenziometria)

PPG Stress Flow (Pletismografia Multicanale)

Tom EEx (Tomografia Elettrolitica Extracellulare)

EBS (Emettitore Bilaterale emiSimmetrico)

Fibromialgia

Tumore della mammella: le risposte alle 10 domande più frequenti

Tumore della mammella: le risposte alle 10 domande più frequenti

10 domande al Prof. Giuseppe Petrella – Ordinario di Chirurgia Generale, Università degli Studi di Roma Tor Vergata.

1 – Cos’è la mammella e cos’è il tumore al seno?

La mammella, organo principale della femminilità e simbolo della sensualità e seduzione è una ghiandola esocrina, la cui funzione è quella di produrre il latte nel periodo post-partum.

La mammella è costituita dalla ghiandola mammaria, composta da 18-22 lobi, e dal tessuto adiposo sepimentato da lamine connettivali.

Ogni lobo, a sua volta è composto da numerosi lobuli e fa capo a un proprio dotto escretore o galattoforo. Il tumore maligno della mammella, cosiddetto “carcinoma mammario”, è una neoplasia che deriva dalla componente ghiandolare.

Il tipo più comune origina dalle cellule che rivestono i dotti ed è chiamato “duttale”; il secondo, in ordine di frequenza, deriva dai lobuli e si definisce “lobulare”.

Entrambi possono essere distinti in forme non invasive (“in situ”) non ancora capace di sviluppare metastasi o invasive (“infiltranti”), che sono dotate di potenziale metastatico per via linfatica e/o ematica verso altre sedi anatomiche: es. linfonodi, organi a distanza (ossa, fegato, polmoni).

Non fatevi prendere dal panico, se scoprite un nodulo. Oltre 3⁄4 dei noduli palpabili sono di natura benigna. Gran parte dei “noduli” individuati dalla donna durante l’autopalpazione sono per lo più semplici mastopatie oppure cisti ripiene di liquido. Il tumore benigno più frequente è il fibroadenoma (cellule del tessuto connettivo), quello meno frequente è il lipoma (cellule del tessuto adiposo).

2 – Quali sono i segni per sospettare un tumore alla mammella? Oltre al nodulo mammario esistono altri segni per sospettare un tumore al seno? Il dolore al seno è sintomo di tumore?

Nella larga maggioranza dei casi il tumore al seno si presenta alla donna e al medico come un nodulo duro alla palpazione. Il tumore è palpabile solo a partire da un diametro di circa 1 cm.

Sempre più spesso è il radiologo, con una mammografia o l’ecografia eseguita, colui che riscontra il tumore non palpabile. Ogni nodulo che compare dopo i 30 anni deve essere considerato dubbio.

In altri casi, fortunatamente rari, il tumore della mammella si presenta con segni tipo retrazione della pelle, arrossamenti localizzati o diffusi, retrazione o cambiamento del capezzolo, secrezione ematica abbondante dal capezzolo e aumento delle dimensioni di un linfonodo all’ascella.

Il tumore al seno nella maggior parte dei casi non provoca dolore.

3 – Quanto è diffuso il tumore al seno?

Nei paesi dell’Unione Europea il tumore al seno, insieme alle malattie cardiovascolari, rimane la causa di morte più frequente nelle donne tra i 35 e 55 anni di età.

Si stima che una donna su otto lo svilupperà nel corso della sua vita. È il tumore più frequente nel sesso femminile rappresentando il 29% di tutti i tumori che colpiscono le donne e la prima causa di mortalità femminile.

In Italia ogni anno si ammalano 50.000 donne e ne muoiono circa 11.000. L’incidenza è in aumento, la mortalità tuttavia è in calo. Dopo i 40 anni aumenta il rischio di contrarre la neoplasia mammaria.

Per questo è importante ricorrere ai metodi di diagnosi precoce già a partire dal 40esimo anno di età.

4 – Esistono dei fattori di rischio?

In circa il 70% dei casi, il tumore al seno si manifesta anche in donne che non hanno particolari predisposizioni. Sono stati tuttavia determinati alcuni fattori che aumentano il rischio individuale di ammalarsi di tumore al seno. Alcuni di questi fattori di rischio sono:

  • Età: il rischio di ammalarsi aumenta con l’avanzare degli anni. Il tumore al seno colpisce il 70% delle donne al di sopra dei 50 anni;
  • Familiarità̀ o alterazione genetica in famiglia: vi è un aumento del rischio quando in famiglia vi siano stati casi di tumore al seno in parenti prossimi (madre, sorella, nonna, zia) sia da parte materna sia paterna. In presenza di una familiarità di casi di tumore dell’ovaio e del seno si può sospettare la presenza di una predisposizione genetica.
  • Primo ciclo mestruale precoce;
  • Menopausa tardiva;
  • Nulliparità̀ o prima gravidanza dopo i 30 anni;
  • Allattamento al seno scarso o assente;
  • Precedente carcinoma della mammella: aumenta le probabilità di recidive allo stesso o all’altro seno;
  • Obesità;
  • Consumo eccessivo di alcoolici;
  • Familiarità̀ o alterazione genetica in famiglia.

5 – Come si fa la diagnosi precoce del tumore al seno?

L’autopalpazione è una tecnica che consente alla donna d’individuare eventuali modificazioni del proprio seno.

Essa non sostituisce, però, la visita senologica, la mammografia o l’ecografia e andrebbe effettuata periodicamente, possibilmente una volta al mese.

La visita senologica è l’esame del seno eseguito da un medico specialista, esperto, che può riscontrare un nodulo sospetto.

Andrebbe effettuata una volta l’anno a partire dai 25/30 anni di età.

La mammografia è il metodo attualmente più efficace per la diagnosi precoce. Si tratta di un esame eseguito con un’apparecchiatura radiologica – il mammografo – che, utilizzando raggi X, consente di individuare eventuali alterazioni del tessuto mammario e/o noduli di ridotte dimensioni, spesso non palpabili.

I timori di un’esposizione eccessiva alla radiazione sono ingiustificati, poiché con i moderni mammografi in dotazione ai centri senologici i dosaggi sono molto ridotti. Noi consigliamo la mammografia, a scopo di diagnosi precoce, a partire dai 40 anni di età.

Nelle donne giovani e con seno denso invece è consigliata, oltre alla mammografia, anche un’ecografia che utilizza gli ultrasuoni.

Si ricorre alla Risonanza Magnetica come ausilio alla mammografia e all’ecografia, qualora queste risultino “non conclusivi”, quando esista un dubbio di multicentricità, oppure nelle donne con un rischio familiare alto o portatrici di protesi o sottoposte in precedenza a chirurgia mammaria.

Qualora con gli esami strumentali sopraelencati si evidenzino neoformazioni sospette è necessario procedere a una biopsia (agoaspirato, tru-cut, mammotome). La successiva analisi microscopica delle cellule prelevate stabilisce quindi la loro natura benigna o maligna.

È di fondamentale importanza che la mammografia e l’ecografia vengano eseguite da personale competente. Questo consente, oltre a scoprire anche le più piccole modificazioni dei tessuti in fase precoce, di risparmiare alle donne la prescrizione da parte del medico di ulteriori indagini inutili e invasive.

La diagnosi precoce comporta una elevatissima probabilità di guarigione, che arriva al 92% dei casi, aumentando notevolmente le probabilità di successo delle terapie di minima aggressività. Questo perché in fase iniziale il tumore è solitamente circoscritto.

6 – Quali sono le possibilità di trattamento?

Si utilizzano terapie locali e/o sistemiche; in molti casi il trattamento prevede la combinazione di più terapie. La chirurgia e la radioterapia sono terapie locali che possono combattere la malattia solo nelle aree specifiche in cui sono applicate.

La chemioterapia, la terapia ormonale e la terapia biologica sono invece terapie sistemiche che distruggono il tumore in tutto l’organismo.

La chirurgia è una delle strategie d’elezione nella terapia del tumore al seno, cui si ricorre indipendentemente dallo stadio per rimuovere il tessuto malato. La scelta tra intervento conservativo seguito da radioterapia e intervento demolitivo (mastectomia totale) dipende da molti fattori quali estensione, caratteristiche e sede del tumore, volume della mammella, preferenze della paziente e sue condizioni nei confronti di una radioterapia.

La chirurgia conservativa, ovvero la quadrantectomia o tumorectomia allargata, comporta l’asportazione del tumore con un po’ di tessuto sano circostante; salva così l’integrità del seno; deve sempre essere associata a radioterapia.

Nelle forme infiltranti è prevista anche la dissezione dei linfonodi ascellari che vengono analizzati per veri care l’eventuale presenza di cellule neoplastiche migrate dal seno attraverso le vie linfatiche. Nella maggioranza dei casi, l’asportazione si limita al solo linfonodo sentinella che viene prelevato in modo mirato grazie a un tracciante debolmente radioattivo iniettato il giorno precedente dal medico nucleare.

Se il linfonodo sentinella all’esame istologico risulta indenne, non è necessario rimuovere gli altri linfonodi. Se invece il linfonodo è interessato dalla malattia, si procederà alla dissezione standard che prevede l’asportazione di tutti i linfonodi ascellari.

In presenza di focolai multipli, lesioni precancerose piuttosto estese o in caso di un carcinoma infiammatorio si ricorre alla mastectomia cioè all’asportazione totale della mammella con o senza conservazione del complesso areola capezzolo (mastectomie conservative).

In molte pazienti la terapia sistemica viene proposta dopo la chirurgia a scopo precauzionale per ridurre il rischio di ricaduta. In questo caso si parla di chemioterapia adiuvante. Questa terapia dipende da vari fattori, quali il grado di malignità, la dimensione del tumore, l’interessamento o meno dei linfonodi ascellari, presenza di metastasi a distanza.

Alcune pazienti invece sono trattate con terapia sistemica prima dell’intervento chirurgico. In questo caso si parla di chemioterapia neoadiuvante. La chemioterapia neoadiuvante viene attualmente adottata in un numero crescente di casi.

Questa modalità di trattamento ha l’obiettivo di ridurre le dimensioni del tumore, al fine di aumentare le possibilità di conservazione del seno. La chemioterapia neoadiuvante consente anche di verificare la chemiosensibilità del soggetto trattato e, secondo studi recenti, risulta particolarmente indicata per donne giovani con tumori aggressivi.

Per il trattamento delle pazienti, il cui tumore è positivo per i recettori degli estrogeni, si ricorre all’ormonoterapia utilizzando farmaci che bloccano tali recettori. Altre possibilità per impedire la crescita del tumore ormonosensibile sono la cessazione della funzione ovarica e il blocco della produzione di estrogeni (inibitori dell’aromatasi).

Ultimamente si parla sempre più spesso dell’immunoterapia. Un 30% dei tumori della mammella esprime una molecola proteica denominata HER-2. Se esso è presente in grandi quantità aumenta il rischio di recidiva. In caso di positività all’HER-2 alle pazienti viene somministrato il farmaco biologico chiamato Trastuzumab, che blocca i recettori e impedisce al tumore di crescere.

7 – Nel caso di un intervento demolitivo è consigliabile la ricostruzione mammaria?

Dopo un intervento di mastectomia, molte pazienti optano per una ricostruzione che può essere eseguita contemporaneamente all’intervento, ricostruzione immediata, oppure differita in una fase successiva. Esistono varie tecniche ricostruttive ciascuna con rischi e vantaggi.

8 – Quali sono i controlli ai quali si deve sottoporre un paziente sottoposto ad intervento chirurgico per l’asportazione di un carcinoma mammario?

Il follow-up dei pazienti affetti da carcinoma mammario è a discrezione del medico curante in funzione del tipo di tumore, dello stadio della malattia, del quadro sintomatologico e clinico generale. Potrebbe prevedere:

  • Visita clinica;
  • Scintigrafia ossea;
  • Radiografia del torace;
  • Ecografia epatica;
  • Tac-total body;
  • Risonanza Magnetica;
  • Tomografia ad emissione di positroni (PET-TC);
  • Controllo dei marcatori tumorali.

9 – È possibile prevenire il tumore al seno?

Molte donne sanno che un tumore al seno può manifestarsi anche se non si è in presenza di specifici fattori di rischio, per cause che ancora non si conoscono completamente. Ciò nonostante ancora molto si può fare per vincere la malattia e limitarne le conseguenze, attraverso la diagnosi precoce, prestando attenzione agli eventuali cambiamenti della mammella, sottoponendosi a periodici controlli clinicostrumentali. L’attività fisica regolare, l’alimentazione mediterranea povera di grassi e ricca di verdure, le gravidanze in giovane età, l’allattamento dei figli e uno stile di vita sano possono ridurre il rischio di ammalarsi di tumore al seno.

10 – Breast Unit: cos’è e perché è importante rivolgersi all’Unità di Senologia, piuttosto che altrove?

Il tumore al seno va trattato in un centro senologico che ha come obiettivo quello di offrire alle pazienti servizi specialistici multidisciplinari di alta qualità, dalla genetica, alla prevenzione, alla diagnosi e al trattamento del tumore primario, a quello della malattia avanzata, alle cure palliative e al follow-up.

Elemento essenziale nella presa in carico della paziente è la presenza di tutte le figure professionali necessarie a offrirle la cura migliore, e un’attenzione ai suoi bisogni psicologici e sociali ed un approccio multidisciplinare, attraverso il quale, ogni esperto, in base alle proprie competenze, contribuisce ad accompagnarla in questo di difficile percorso. Solo in questo modo è possibile ridurre al massimo la mortalità del tumore al seno.

La Breast Unit è una garanzia di qualità e interdisciplinarietà le quali fanno sì che la paziente affetta da tumore al seno ne tragga il massimo beneficio.

Centro di Diagnostica Andrologica e di Seminologia – Tel. 06 55185

 

 

Centro di Diagnostica Andrologica e di Seminologia

Direttore Prof. Ermanno Greco

DOVE SI TROVA
Presso la sede Eur/ Marconi della Rete dei Centri Clinici Diagnostici ARTEMISIA LAB è operativo un CENTRO DI ANDROLOGIA  diretto dal prof. Ermanno Greco dove poter effettuare tutti gli esami di laboratorio e strumentali per una corretta diagnosi dell’infertilità maschile con eventuali patologie andrologiche correlate (varicocele, criptorchidismo, azoopermia) e del deficit d’erezione.

TEMPI
In DUE ORE avrai una diagnosi, ti verranno effettuati gli esami che verranno discussi con un’immediata consulenza

PERCHE’ FARE UNO SCREENING PER LA FERTILITA’ MASCHILE
– quando la coppia ha difficoltà a concepire
– come prevenzione nel maschio giovane
– come approfondimento diagnostico in quanto l’infertilità maschile può essere spesso secondaria a patologie genetiche, tumori testicolari, trattamenti radioterapici o chemioterapici, criptorchidismo, varicocele

PERCHE’ FARE UNO SCREENING PER IL DEFICIT D’EREZIONE
– quando l’impotenza è secondaria ad interventi chirurgici
– quando la coppia non ha piiù rapporti soddisfacenti
– quando l’uomo avverte una diminuizione della sua potenza sessuale

PACCHETTI E SCREENING
SCREENING PER LA FERTILITA’ MASCHILE
Esame del liquido seminale computerizzato
  (con apparecchiature di ultima generazione)
Ecocolordoppler scrotale

SCREENING PER DEFICIT D’EREZIONE
Consulenza Andrologica
– Ecocolordoppler penieno dinamico

 

SEZIONE DI SEMINOLOGIA
Esame del liquido seminale computerizzato (con valutazione a fresco di eventuali vacuolizzazioni presenti nel citoplasma spermatico)
Test di capacitazione
– Test di frammentazione (DNA spermatico)
– MAR- test (IgG)
– Test di vitalità degli spermatozoi (all’eosina e da stress iposmotico)
– Biochimica seminale (zn, fruttosio, alfa-glucosidasi neutra, acido citrico)
– Valutazione dello stress ossidativo (ROS)
– POST-COITAL TEST

PACCHETTO SEMINOLOGIA
N° 3 Esami computerizzati del liquido seminale o riduzione del 20% del costo del 2° e 3° se effettuati entro tre mesi dal primo controllo.

Gli esami sul liquido seminale possono essere effettuati in tutti i laboratori della Rete ARTEMISIA Lab previo appuntamento

Presso la sede Eur/ Marconi della Rete dei Centri Clinici Diagnostici ARTEMISIA LAB è operativo un CENTRO DI ANDROLOGIA  diretto dal prof. Ermanno Greco dove poter effettuare tutti gli esami di laboratorio e strumentali per una corretta diagnosi dell’infertilità maschile con eventuali patologie andrologiche correlate (varicocele, criptorchidismo, azoopermia) e del deficit d’erezione.

 

Osteopatia e Massoterapia

Osteopatia e Massoterapia - Centro di Fisioterapia Artemisia LabL’osteopatia è una medicina olistica (nel senso che di fronte ad un determinato quadro clinico, cerca di avere una visione complessiva di come varie strutture del corpo concorrano a determinarlo, senza concentrarsi solo su quella in sofferenza), complementare a quella tradizionale, per la valutazione, la diagnosi e il trattamento di determinati quadri clinici. È una terapia manuale incentrata sulla ricerca dello stato di salute della persona; si avvale di un approccio causale e non sintomatico alla patologia. Non prevede inoltre l’utilizzo di farmaci o trattamenti fisico-strumentali. Tale terapia è indicata nella prevenzione e risoluzione delle principali problematiche della sfera muscolo-scheletrica, viscerale e cranica, tramite l’utilizzo di tecniche neuro-muscolari, manipolative, articolari, viscerali, cranio-sacrali e fasciali. Attraverso un’approfondita anamnesi e uno scrupoloso esame obiettivo posturale del paziente, l’osteopata, non solo tratterà la zona sintomatica per diminuirne il dolore, ma ne ricercherà la causa. Spesso questa risiede in una zona corporea diversa da quella affetta dal dolore e il trattamento di tale alterazione funzionale rende il trattamento efficace e porta alla gestione della sintomatologia nel breve e lungo termine.

L’intervento osteopatico risulta utile per:

  • Colonna Vertebrale:
    • Lombalgia- discopatia- sciatalgia;
    • Cervicalgia- dorsalgia- torcicollo.
  • Arti e articolazioni:
    • Dolori articolari- dolori artrosici;
    • Distorsioni- tendiniti- traumi.
  • Visceri:
  • Problematiche digestive quali reflusso, ernia iatale, stitichezza.
  • Cranio:
    • Cefalee mio tensive- emicrania;
    • Affezioni congestizie come sinusiti e otiti;
    • Alterazioni dell’equilibrio

 

Osteopatia e Massoterapia - Centro di Fisioterapia Artemisia Lab

 

La massoterapia è una pratica terapeutica costituita da una serie di massaggi, più superficiali o profondi, atti ad alleviare dolori articolari o muscolari, ma anche per preservare e migliorare lo stato di salute psicofisico, allentando tensioni e fatiche.

 

Esistono vari tipi di massaggio quali:

  • Massaggio Mioenergetico: è un massaggio, medio profondo, che esplica la propria azione sul tessuto connettivale, fasciale, muscolare, con tecniche di sfioramento, pressione, frizione e impastamento. Prevede un’azione diretta su muscoli, fascia e articolazioni e per via riflessa, su circolazione linfatica e sanguigna. Sono tanti i benefici associati a tale massaggio e possono avere un effetto rilassante, decontratturante, mobilizzante, circolatorio, posturale, estetico, performante, linfodrenante, antistress, elasticizzante, equilibrante.
  • Massaggio linfodrenante: è un massaggio, superficiale, che agisce sul sistema circolatorio linfatico. Il linfodrenaggio è indicato per la risoluzione dell’edema nei decorsi post-operatori (ad esempio, in seguito all’asportazione dei linfonodi della mammella e dell’ascella a causa di tumore al seno) e post-traumatici, nel trattamento di numerose patologie linfo-edematose, in gravidanza, in medicina estetica per il trattamento della cellulite.
  • Massaggio decontratturante: è un massaggio, profondo, che agisce principalmente sul muscolo e le sue fasce. Lo scopo del massaggio è di sciogliere le fasce muscolari fibra per fibra per ristabilire la corretta tonicità ed elasticità del muscolo.
  • Massaggio sportivo: è un massaggio applicabile non solo ad atleti professionisti, ma anche a sportivi amatoriali. In base allo sport praticato dal   paziente, sarà l’operatore ad applicare le tecniche più adatte, tra quelle in suo possesso, per garantire il migliore piano terapeutico all’atleta. Lo scopo del massaggio è volto a migliorare le condizioni psico-fisiche, eliminando lo stato di affaticamento e prevenendo e curando i possibili traumi dell’apparato muscolo-tendineo.  Esistono tre tipi di massaggio sportivo:
    • Massaggio pre-gara: prepara il muscolo rendendolo pronto all’impegno;
    • Massaggio post- gara: rilassa il muscolo dopo l’attività e ne migliora i tempi di recupero;
    • Massaggio di mantenimento: mantiene il muscolo funzionale e lo libera dai cataboliti prodotti dall’allenamento.
  • Massaggio igienico-estetico: è un massaggio, medio-superficiale, ha una durata di circa 30 minuti ed è possibile usufruirne giornalmente. Lo scopo di questo massaggio è di conservare un buono stato di efficienza psico-fisico aiutando il paziente a distendersi e rilassarsi con manovre delicate e leggere.

Anoscopia Digitale (Sezione di Proctologia)

 

 

 

Presso il centro Artemisia Lab Studio Lancisi, sezione di proctologia, è disponibile la nuova ANOSCOPIA DIGITALE che permette un significativo miglioramento nella diagnosi precoce delle lesioni del canale anale di natura infettiva e neoplastica

L’ambulatorio di proctologia è dotato di tutto il necessario per fornire al paziente proctologico una diagnosi completa ed un indirizzo terapeutico adeguato; in particolare ci riferiamo alla presenza di un anoscopio ad alta definizione in grado di eseguire, oltre ad una normale anoscopia con il plus di poter salvare immagini significative durante la procedura, una accurata diagnosi di lesioni precancerose del canale anale su pazienti affetti da infezioni da HPV, consentendo quindi uno screening accurato: ma non solo, la presenza nello stesso ambulatorio di un laser CO2 permette l’asportazione in maniera completa e veloce, di eventuali lesioni condilomatose o precancerose preventivamente biopsiate.

Eseguiamo manometrie anali in pazienti con disturbi della continenza e, più in generale, in pazienti con disturbi anali conseguenti a ragadi, pregressi interventi chirurgici, traumi, sui quali sarà poi possibile intervenire o con una riabilitazione del pavimento pelvico o con intervento chirurgico.

Emorroidi in grado iniziale possono essere seguite e trattate o con legatura elastica direttamente presso il nostro ambulatorio, od operate secondo la tecnica più adeguata al paziente (THD, Mucopessi sec. Longo, MIlligan Morgan).

Dott. Igor Sirovich, HPV, tumore ano, tumore rettale, condilomi, proctologia, virus HPV, Tumore dell'ano, dott Igor Sirovich, anoscopia, anoscopio ad alta risoluzione

 

Vedi il video del Dott. Igor Sirovich 

Per informazioni 06 44 088

Contraccezione – Nuovo dispositivo Jaydess a rilascio ormonale intrauterino (IUS) – I nuovi sistemi sostitutivi della spirale classica (IUD)

Nuovo sistema contraccettivo a rilascio intrauterino Levonorgestrel

Il più piccolo sistema intrauterino, con il più piccolo tubo di inserimento.
Studiato sia nelle donne nullipare che pluripare.

Durata
Elevata efficacia contraccettiva fino a 3 anni.

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Il più piccolo sistema intrauterino, con il più piccolo tubo di inserimento.
Studiato sia nelle donne nullipare che pluripare.

 

Che cos’è Jaydess e a che cosa serve
Jaydess è un sistema a rilascio intrauterino (IUS) a forma di T, che dopo l’inserimento rilascia l’ormone levonorgestrel all’interno dell’utero. All’occhiello all’estremità inferiore del braccio verticale sono fissati due fili per la rimozione.

Dosaggio rilasciato
Il levonorgestrel è rilasciato a livello locale nella cavità uterina con un basso dosaggio medio di 6 microgrammi al giorno nei tre anni.

Quanto è efficace Jaydess
Jaydess ha efficacia con~racettiva dello 99,7% a tre anni. Poiché l’uso di Jaydess non richiede una compliance di assunzione giornaliera, settimanale o mensile da parte dell’utilizzatrice, la sua efficacia contraccettiva è indipendente dall’aderenza al metodo.

Come agisce Jaydess
Jaydess esplica un’azione principalmente locale nella cavità uterina. Per questo si può utilizzare un dosaggio giornaliero basso, in quanto l’ormone viene rilasciato direttamente nell’utero.
Il concepimento viene impedito innanzitutto grazie a:

  • Ispessimento del muco cervicale che impedisce il passaggio degli spermatozoi nel canale cervicale.
  • Inibizione della mobilita e funzionalità degli spermatozoi all’interno dell’utero e delle tube.

Nella quasi totalità delle donne l’ovulazione rimane inalterata.

Ritorno alla fertilità con Jaydess
L’utilizzo di Jaydess non influenza la fertilità futura. Dopo la rimozione di Jaydess, la donna ritorna alla sua normale condizione di fertilità.

Cosa succede al ciclo mestruale con Jaydess
Con Jaydess le donne possono avere flussi mestruali più brevi e leggeri. Nei primi mesi di utilizzo sono comuni perdite di sangue irregolari e spotting, che tendono a diminuire nell’arco dei primi 3-6 mesi. L’assenza di mestruazioni si verifica nel 11,6% delle donne. Il ciclo ritorna alla normalità, quando il sistema viene rimosso. Jaydess può, inoltre, alleviare il dolore durante il ciclo mestruale.

Dimensioni Reali

Quando deve essere inserita Jaydess
Jaydess viene inserita da un medico/operatore sanitario che ha esperienza nell’inserimento. Jaydess deve essere inserita entro 7 giorni dall’inizio della mestruazione. Il sistema può essere inserito anche immediatamente dopo un aborto nel 1° trimestre. Dopo un parto Jaydess può essere inserita dopo un intervallo di 6-12 settimane, a seconda della valutazione clinica da parte del medico. Jaydess può essere sostituita con un nuovo sistema in qualsiasi momento del ciclo.

Quando e come viene rimossa Jaydess
Jaydess viene rimossa dal medico tirando leggermente i fili con una pinza. Dopo tre anni, se si desidera continuarne l’uso, può essere sostituita immediatamente con una nuova. Se la donna non desidera una gravidanza, il sistema deve essere rimosso entro 7 giorni dall’inizio delle mestruazioni, purché il ciclo sia ancora regolare. Se Jaydess viene rimossa in un altro momento del ciclo e la donna ha avuto rapporti sessuali entro una settimana, sussiste il rischio di gravidanza, a meno che un nuovo sistema non venga inserito immediatamente dopo la rimozione del precedente.

Visite di controllo
Jaydess va controllata 4-12 settimane dopo l’inserimento e successivamente, ad intervalli regolari, almeno una volta l’anno.

Verificare il corretto posizionamento di Jaydess
La possibilità che Jaydess sia espulsa spontaneamente è bassa e può essere sospettata in caso di ritorno dei flussi mestruali per quantità e durata. Nel dubbio, la donna può verificare la presenza dei fili di repere del sistema intrauterino. La presenza di Jaydess può essere, infatti, verificata dalla donna, grazie ai due fili sottilissimi collegati alla base del dispositivo.

Gravidanza
Jaydess non deve essere usata se si è accertata o si sospetta una gravidanza in atto. E’ molto raro che in una donna s’instauri una gravidanza se Jaydess è posizionata correttamente. Alcune donne possono non avere il ciclo durante l’uso di Jaydess. La mancanza del ciclo mestruale non è necessariamente un segno di gravidanza. Nel raro caso in cui la donna rimanesse incinta con Jaydess inserita, si raccomanda la rimozione tempestiva del sistema.

Si può usare in allattamento
Jaydess può essere usata durante l’allattamento.

Effetti indesiderati
Gli effetti indesiderati, come dolori addominali, acne, tensione mammaria e cefalea sono più comuni nei primi mesi dall’inserimento e tendono a diminuire nel tempo.

TAO Terapia Anticoagulante Orale

Centro Terapia Anticoagulante Orale (TAO)

Servizio per l’individuazione del dosaggio più opportuno dei farmaci anticoagulanti orali e la consulenza di uno specialista qualora sia necessario affrontare situazioni di particolare complessità dei pazienti in terapia anticoagulante orale per la cura e la prevenzione delle malattie trombo-emboliche.